domenica 30 agosto 2009

Se penso - di Patrizia Valduga

Scrive Patrizia Valduga su D di Repubblica:
"Un trentennio di trivialità televisiva ci ha iniettato goccia a goccia, giorno a giorno, nelle arterie celebrali questi valori: essere belli, ricchi e famosi. L'ideologia da fitness e da casting del berlusconismo è alla base dell'atteggiamento politico e culturale di buona parte degli italiani. Ho sperato, tra voglia di piangere e quella di vomitare, che la catastrofe economica spazzasse via tutto, o perlomeno schiarisse alquanto le menti. Che ingenua che sono: che cosa si può vendere a chi non può comprare più niente ? Desideri, desideri e sogni. Sottoproletari dell'immaginazione, eccovi uniti nel vostro grande partito immaginario."
Un giorno, forse, quando tutti i sogni saranno stati venduti, ci sveglieremo da questo incubo e ci sveglieremo in un Paese che vuole essere normale.

giovedì 27 agosto 2009

Videocracy - lo spot del film rifiutato anche dalla RAI

«Videocracy» Ci sono voluti trentanni di fanciulle scosciate e giovanotti palestrati, di casa­linghe disperate e quiz miliona­ri, di reality irreali, di gossip e volgarità eretti a sistema. Un la­voro lungo e paziente, che alla fine però ha fatto centro: la tv in Italia ha preso il posto della democrazia. E la tesi di Video­cracy , il documentario che pro­mette di rendere davvero spe­ciale levento programmato per il 3 settembre al Lido dalle due sezioni autonome della Mostra del Cinema, la Settimana Inter­nazionale della Critica (SCI) e le Giornate degli Autori, che han­no scelto di concerto il film, ri­fiutato dalle sezioni ufficiali. Ot­tanta minuti di reportage spie­tato sullItalia berlusconiana, le sue mutazioni antropologiche e culturali, firmati da Erik Gan­dini, regista quarantenne origi­nario di Bergamo ma traslocato a 18 anni in Svezia.«In una videocrazia la chiave del potere è limmagine - sostie­ne il cineasta - . In Italia solo un uomo ha dominato le immagi­ni per tre decenni. Prima ma­gnate della tv, poi Presidente, Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto, caratterizza­to da politica e intrattenimento televisivo, influenzando come nessun altro il contenuto della tv commerciale nel Paese. I suoi canali televisivi, noti per leccessiva esposizione di ragaz­ze seminude, sono considerati da molti uno specchio dei suoi gusti e della sua personalità».I recenti fatti di cronaca a lu­ci rosse confermano. In ogni ca­so Videocracy (prodotto dalla svedese Atmo con la danese Zentropa e poi distribuito dalla Fandango) non passerà inden­ne sugli schermi del Festival ve­neziano. «E un film destinato a far discutere», assicura France­sco Di Pace, direttore della SCI, ben contento di essersi assicu­rato, in sintonia con il Festival di Toronto che lo proietterà do­po lanteprima mondiale vene­ziana, la patata bollente che nessuno voleva. «Era stato pro­posto prima a Orizzonti, una delle sezioni ufficiali della Mo­stra, ma è stato scartato da Mar­co Müller e i suoi selezionatori - racconta Di Pace - . Così lab­biamo acchiappato noi. Comun­que la sia pensi è un film che andava mostrato. Perché de­nuncia il potere che la tv ha sul­la nostra società e sulla nostra cultura. Quel che produce nella gente, come ne condiziona i comportamenti». Un panora­ma inedito, per molti inspiegabi­le, che Gandini os­serva con lo sguar­do lontano ma partecipe dell ita­liano allestero. «Non è un film su Berlusconi ma sul­lItalia berlusco­niana », ribadisce lui, già autore di un documentario su Guantanamo.In Videocracy il punto di osser­vazione è un al­tro: il back stage di unItalia osses­sionata dallesibi­zionismo sessua­le e senza più fre­ni morali. L'Italia dei Lele Mora, dei Briatore, Corona, Ventura. Che com­paiono in scena insieme con i re­duci dei Grandi Fratelli, le veline e i tronisti, la tribù Costa Sme­ralda, smaniosa solo di appari­re, pronta a tutto per riuscirci. La tesi sostenuta da Moretti ne Il Caimano : «Berlusconi ha già vinto, ci ha cambiato la testa trentanni fa».

domenica 23 agosto 2009

Amore a Venezia Morte a Varanasi

Come mai mi accade quando si tratta di acquistare un libro, subito prima delle vacanze estive, con una scelta affrettata e casuale, ho acquistato questo splendido libro. Ora che ne ho terminato la lettura, non intendo addentrarmi in giudizi di merito sulle capacità letterarie dell'autore, per altro già espressi più che autorevolmente qui; quello che vorrei riportare in questa specie di mio diario, è uno dei passi del libro in cui l'autore parla della rinuncia:

"Non voglio sembrare una specie di pseudo-sanyasin. Pensiamo che la rinuncia avvenga in modo categorico, definitivo, magari mossa da frustrazione, rabbia, delusione, e invece può avvenire per gradi, talmente per gradi da non sembrare nemmeno una rinuncia. E se non sembra una rinuncia è perché non lo è. Io non avevo rinunciato al mondo; avevo perso solo gradualmente interesse per certi suoi aspetti, mi lasciavo coinvolgere di meno - e la diminuzione di interesse poco alla volta era diventata reciproca. E' così che funziona. Il mondo non ti mette più tra gli eletti; tu non ti senti più eletto dal mondo. Alcuni smettono di credere che la felicità gli vada incontro. Sul punto di diventare uno di loro, avevo cominciato ad accettare che il mio destino fosse essere infelice"

A me, ha ispirato parecchie riflessioni...

giovedì 13 agosto 2009

In Danimarca - 3

Roskilde, Danimarca. Per salutare la Danimarca, sperando che si tratti solo di un arrivederci, abbiamo deciso di concederci una torta very low in fat tipica della cucina nordica !!

domenica 9 agosto 2009

In Danimarca - 2

Odense, Danimarca. Qui, sulla pista ciclabile urbana, hanno installato il contatore che rileva i ciclisti in transito ogni giorno e, nei paraggi, c’è anche il compressore a disposizione di tutti i ciclisti per gonfiare le ruote…:-(
Non ci resta che piangere ?!

mercoledì 5 agosto 2009

In Danimarca - 1

Copenhagen, Danimarca. E’ vero, forse dell’utopia di Christiania restano ormai pochi frammenti, ma pensare che ci sia stato, e ci sia ancora, qualcuno che creda nella possibilità di costruire una società libera da regole autoritarie, lascia ben sperare…
Al visitatore che vorrà andare oltre la semplice degustazione dei prodotti tipici offerti in abbondanza, non sfuggirà quanto, più di trent’anni fà, potesse essere visionario il progetto di Christiania.
BEVAR CHRISTIANIA !

sabato 1 agosto 2009

Una storia zen sulla mente inquieta

Mentre Bodhidharma fissava un muro in stato di meditazione, Hui-ko, il monaco che sarebbe divenuto il secondo Patriarca dello Zen, gli si avvicinò per chiedergli un insegnamento. Insistette più volte, ma Bodhidharma rifiutò di dargli alcuna istruzione. Tuttavia Hui-ko non si diede per vinto e rimase lì, seduto in meditazione tra la neve, fuori della grotta dove Bodhidharma stava fissando il suo muro, nella speranza che il maestro cambiasse idea. Alla fine, come gesto di disperazione e di estrema supplica, si tagliò il braccio sinistro e lo presentò a Bodhidharma. Allora, finalmente, Bodhidharma gli diede udienza, Hui-ko poté parlare e disse: “La mia mente non è in pace. Ti prego: acquietala”. Bodhidharma rispose: “Fammi vedere la tua mente inquieta e io te la pacificherò”. “Ma - obiettò Hui-ko - quando cerco la mia mente, non riesco ad afferrarla”. “Ora - urlò Bodhidharma - la tua mente è in pace”. Hui-ko ebbe un’importante realizzazione.