domenica 23 agosto 2009

Amore a Venezia Morte a Varanasi

Come mai mi accade quando si tratta di acquistare un libro, subito prima delle vacanze estive, con una scelta affrettata e casuale, ho acquistato questo splendido libro. Ora che ne ho terminato la lettura, non intendo addentrarmi in giudizi di merito sulle capacità letterarie dell'autore, per altro già espressi più che autorevolmente qui; quello che vorrei riportare in questa specie di mio diario, è uno dei passi del libro in cui l'autore parla della rinuncia:

"Non voglio sembrare una specie di pseudo-sanyasin. Pensiamo che la rinuncia avvenga in modo categorico, definitivo, magari mossa da frustrazione, rabbia, delusione, e invece può avvenire per gradi, talmente per gradi da non sembrare nemmeno una rinuncia. E se non sembra una rinuncia è perché non lo è. Io non avevo rinunciato al mondo; avevo perso solo gradualmente interesse per certi suoi aspetti, mi lasciavo coinvolgere di meno - e la diminuzione di interesse poco alla volta era diventata reciproca. E' così che funziona. Il mondo non ti mette più tra gli eletti; tu non ti senti più eletto dal mondo. Alcuni smettono di credere che la felicità gli vada incontro. Sul punto di diventare uno di loro, avevo cominciato ad accettare che il mio destino fosse essere infelice"

A me, ha ispirato parecchie riflessioni...

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